Venerdì 20 Ottobre 2017

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Viazzo è un pianista dal tocco preciso e delicato, con cui trae dalla tastiera un fraseggio di cristallina pulizia, ma anche attento, con una sapiente gestione delle dinamiche, alle pieghe più sfumate della partitura. Sotto le sue dita, anche l'insistente basso albertino della mano sinistra perdeva quella schematica ripetitività che può alla fine riuscire un po' noiosa. In più abbiamo percepito una vena di tenerezza affettuosa capace di comunicare una piena simpatia tra l'interprete e il piccolo autore. Belle anche le cadenze composte da Viazzo per i due concerti K 107 di cui non ci sono giunte quelle originali, perfettamente amalgamate allo stile e allo spirito delle composizioni. il violino e la bacchetta di Guido Rimonda hanno accompagnato con perfetta intesa il pianoforte di Viazzo, facendosi anch'essi interpreti di quella gioiosa leggerezza di canto che è la cifra propria di questa musica.
(CorriereBit - ITA, 2017)

... sonate mozartiane che Viazzo e Rimonda hanno saputo interpretare con gusto, raffinatezza e charme, rendendole variegate, giocando dunque sui fraseggi, sul tocco, sulla tavolozza timbrica e curandone i dettagli.
(LA SESIA - ITA, 2017)

I percorsi italiani del Viaggio d'Inverno - [...] in programma, nella stagione prestigiosa della Società del Quartetto di Vercelli, la schubertiana Winterreise affidata, come è rarissimo sentire, a due interpreti italiani. Al pianoforte Massimo Viazzo, interprete sensibile e poliedrico, che accompagnava Furio Zanasi, le cui referenze nell'ambito dell'opera barocca e monteverdiana "son note nell'universo e in altri siti". E proprio da Monteverdi sembra partire l'interpretazione di Zanasi: nel senso di un approccio che sfrutta la parola, il suo peso sonoro, lo schioccare di certe consonanti e il gioco delle vocali, ma senza estremizzazioni, senza radicalizzazioni, affidandosi sempre ad una vocalità sana, ampia, estesa, ad un timbro tanto affascinante nei suoi riflessi bruniti (i La gravi di Tränen nel terzo Lied) e nelle sue luminescenze quasi tenorili (il Fa # di Krähe). Ne risulta, a differenza di molte letture storiche, un Viandante che, nel suo percorso verso l'annichilimento, verso l'autodistruzione, oscilla fra parentesi di illusione, di impeto giovanile (Erstarrung), di slanci frustrati e di improvvisi ripiegamenti: un Werther che ancora cerca la sua Charlotte, anche quando non è più che un fuoco fatuo. I tempi staccati da Viazzo e Zanasi, quindi, non sono mai troppo indugianti, e pendono anzi verso un tono spesso survolté: la ferocia di Rückblick è efficace proprio perché sa aprirsi, nel prosieguo del Lied, al ricordo dolce e malinconico del tigli chiomati e degli occhi della fanciulla. Anche i toni Biedermeier del ciclo sembrano velarsi e problematizzarsi in questa lettura: lo provano tanti dettagli, dai mordenti del pianoforte nella prima frase di Frühlinstraum, privi di grazia spensierata, ad un Lindenbaum decisamente problematico nel suo fraseggio contrastato. E i Lied ciclici presentano, nelle ripetizioni, una ricchezza di sfumature che è tanto più acuta quanto, apparentemente, inavvertibile.
Una Winterreise italianeggiante? Forse, se pensiamo ad un approccio vocalistico; ma la lettura di Zanasi mi sembra molto più ricca e matura, diversissima dai modelli mitici (da Hotter a Fischer-Dieskau: se proprio vogliamo trovare un precedente, lo indicherei nella calda umanità di Hermann Prey) del passato, e ricchissima di spunti quasi ad ogni Lied. Anche negli ultimi brani questo Viandante sembra non rassegnarsi: il Wegweiser non ha la consueta, immobile fissità, nei Nebenensonnen la voce sembra gustare (Al buio starò meglio) la voluttà nichilista della morte, che giunge poi inevitabile in un Leiermann dove Viazzo e Zanasi si concedono, per la prima volta in tutto il ciclo, evidenti libertà ritmiche e di fraseggio, in un andamento quasi rapsodico che, per contrasto con quanto ascoltato sin lì, ha un effetto raggelante davvero riuscito. Eseguita con una pausa a metà (per assecondare le due fasi di composizione del ciclo, e evidenziando così evidenti simmetrie interne, ad esempio tra il primo e l'ultimo Lied della prima parte), questa Winterreise ha conquistato un pubblico silenzioso e attento: una prova che il Lied, anche da noi, può benissimo attecchire.
(MUSICA - ITA, 2016)

Massimo Viazzo ha dato, con spiccato senso teatrale, una perfetta continuità tra le parti de Il Monello di Chaplin senza mai perdere di vista lo scorrere delle immagini sullo schermo. La sincronizzazione ha lasciato il pubblico a bocca aperta per la precisione e la cura del dettaglio. Da non dimenticare il fatto che Viazzo ha rielaborato la colonna sonora partendo direttamente dall'originale orchestrale di Chaplin del 1971 (composta in occasione dei 50 anni del suo capolavoro) quindi dal solo ascolto della stessa, non esistendo alcun spartito. Un lavoro capillare, minuziosissimo che ha permesso al pianista di vivere questa musica con estrema naturalezza mettendo in evidenza le solite doti di grande comunicativa che gli si riconoscono, il tutto condito da una abilità tecnica che gli ha consentito di dimenticarsi spesso di guardare la tastiera tanto era concentrato sulle immagine straordinarie di un film che resta tra i capisaldi della cinemaografica di tutti i tempi.
(LA SESIA - ITA, 2015)

Bellissima serata di Lieder, quella offerta dall'Associazione Maggio della musica di Napoli. In programma lo Schwanengesang di Franz Schubert con la scaletta arricchita in apertura di serata dal breve ciclo dei Gesänge des Harfners. 
I Lieder non hanno mai goduto di grande popolarità nel nostro Paese e anche quando come oggi accade grandi nomi della lirica propongono recital basati su questo repertorio invece che su arie d'opera, la cosa è vissuta da molti appassionati con una certa delusione, perciò stavolta é stato confortante trovare un pubblico numeroso e attento. 
Protagonisti della serata sono stati il baritono Furio Zanasi e Massimo Viazzo al pianoforte.
Complice anche l'accattivante dialettica e la comunicativa di Viazzo che con una breve introduzione ha introdotto i presenti nel mondo artistico di queste composizioni, il pubblico si è lasciato trasportare facilmente in questo mondo per molti di loro non familiare. 
Come si diceva, a inizio di serata un po' a sorpresa dato che non erano in locandina, sono stati eseguiti i tre Gesänge des Harfners da Goethe, opera abbastanza giovanile di uno Schubert che compose i primi due a diciotto anni e l'ultimo quattro anni dopo. Già sono evidenti la suggestione della linea melodica e l'incisività espressiva, che diventeranno poi caratteristiche del compositore, il quale di Lieder ne compose oltre seicento, sia riuniti in cicli (come la Winterreise) sia singoli (basta citare Der Tod und das Mädchen).
Lo Schwanengesang è un caso particolare dato che non fu programmato come un unicum dall'autore, ma i quattordici Lieder che lo compongono furono riuniti sotto questo titolo dopo la sua morte. Sette di essi sono su liriche del poeta Ludwig Rellstab, altri sei invece musicano testi di Heinrich Heine. Solo l'ultimo, Die Taubenpost è su versi di Johann Gabriel Seidl.
Furio Zanasi, impegnato per anni nel repertorio barocco, si dedica adesso anche ai Lieder e visti i risultati artistici c'è da esserne solo felici. Da subito il baritono dimostra di sapere catturare l'intimo legame tra la poetica musicale schubertiana e quella delle liriche stesse.
Zanasi non carica mai il fraseggio di troppa enfasi ed esprime con sobrietä e consapevolezza le atmosfere die vari brani, da quelle più serene soprattutto nella prima parte fino ai dolori esistenziali della seconda. Il merito è della sua voce calda e ricca di colori, ma anche della tecnica che gli permette attacchi sempre precisi, il giusto senso del legato, un ottimo controllo del volume e dell´emissione con preziosi effetti di alleggerimento. In piü la pronuncia ben studiata dona al suono del tedesco un'inusitata morbidezza.
Eccellente accompagnatore Massimo Viazzo pronto alla pari del cantante ad esprimere il valore drammatico oltre che musicale di ogni brano. Basta ricordare come esalta l’effetto quasi ipnotico di Die Stadt (che a giudicare dalla passione con cui l'ha presentato al pubblico nell'introduzione deve amare particolarmente) o le misteriose atmosfere del Doppelgänger fino alla monumentale Der Atlas, dove anche il canto di Zanasi si è caricato di grande potenza per esprimere un dolore quasi titanico.
Due bis: An die Musik e la celeberrima Ellens dritter Gesang su testo Sir Walter Scott dall'opus 52, piu nota col posticcio testo latino dell'Ave Maria.
Il concerto è stato occasione per molti napoletani per scoprire il Salone Margherita, bellissima sala in stile belle epoque e famoso cafe chantant ormai restaurato da vari anni ma che sembra stentare a trovare una vita autonoma.
(OperaClick - ITA, 2015)

La voce di Roberta Bosetti in METAMORPHOSIS, con possibilità che paiono infinite, sfuma nelle note vibrate dal pianoforte, sui cui tasti si scatena, vulcanico e appassionato, Massimo Viazzo. Reitera motivi come se fossero ipnotici mantra, ora solennemente descrittivi, ora puntualmente narrativi.

(Corriere - ITA, 2014)

Al pianoforte, non solo in accompagnamento ma seconda voce del concerto (Winterreise), Massimo Viazzo ha duettato con virtuosistica agilità e forte interpretazione della scrittura. Le sottolineature, le chiose, gli incitamenti emergevano dallo strumento in un fluire di flutti ora dominati dalla tempesta, ora armoniosamente dolci al calar della notte.
(ProOpera - MEX, 2014)

Una interpretazione davvero toccante di Winterreise, ibridata da mille dettagli nella parte pianistica che Viazzo ha affrontato con una densità senza pari, mai sovrastando la voce, ma costantemente raccogliendone i più riposti accenti e rilanciandoli con affettuosa partecipazione.
(IL CORRIERE MUSICALE - ITA, 2014)

"Una notte tutta americana": il duo Viazzo & Génot fa sognare la platea del Teatro Civico.
(LA STAMPA - ITA, 2014)

... suoni aerei e argentei per i Songs di Gershwin, caldi e sanguigni per le Danze Sinfoniche tratte da West Side Story di Bernstein, e ambrati ma vitalissimi per i Tanghi di Piazzolla. L'affiatamento dei due artisti, la loro comunicativa, le loro invenzioni percussive che hanno saputo trasformare il pianoforte in un vero e proprio strumento a percussione, hanno contribuito ad esaltare l'esuberanza della proposta. L'eclettica bravura dei due interpreti ha trovato terreno fertile nell'esaltare liricamente i brani più amorevolmente poetici, così come le note ribattute e i pattern ostinati tratteggiavano d'un tratto l'incontro tra la cultura alta e quella più popolare. Viazzo e Génot non hanno temuto d'affrontare un lavoro così complesso e arduo tecnicamente (Bernstein): con rapidi sguardi d'intesa i due pianisti hanno saputo cogliere lo spirito profondo della spericolata partitura offrendo un'interpretazione di grande forza gestuale in cui lampeggiava la convulsa notte americana.
(OperaClick - ITA, 2014)

Il duo pianistico Viazzo & Génot nel programma tutto Gershwin ha conquistato la platea del Teatro Civico, gremito, che ha tributato ai due solisti i meritati applausi. Massimo Viazzo ha mostrato una tecnica strumentale ineccepibile.
(LA STAMPA - ITA, 2013)

Massimo Viazzo ha condotto il filo musicale offrendo tutta la minimalistica colonna sonora composta da Michael Nyman, ora sommesso come un'ascoltatore (il testo recitava "per le cose profonde non serve parlare"), ora morbido come un abbraccio e poi impetuoso come l'eruzione di un vulcano che va alla ricerca di echi lontani attraverso possenti vibrazioni. Il velo era quello della continua introspezione che timidamente affiora in superficie come se sull'onda oceanica affiorassero i colori e i profumi di un mondo profondo, sotterraneo, che cela sentimenti spudorati.
(OperaClick - ITA, 2013)

Perfetto l'equilibrio con la lettura pianistica di Massimo Viazzo, che con finezza di tocco e lucido abbandono emotivo ha saputo cogliere in pieno quella malinconica poesia del Tempo e della Rinuncia che pervade questa musica, specie nei passaggi più riflessivi e quasi statici, non mancando di sottolineare i legami con lo Strauss che verrà. Il pubblico ha seguito la rara proposta con totale concentrazione, lasciando la sala con la commozione che si prova di fronte a un capolavoro, che Enoch Arden in realtà non è. Stregone di uno Strauss!
(MUSICA - ITA, 2013)

La performance pianistica di Massimo Viazzo, pura e senza sbavature, autenticamente straussiana,  ha co-creato il gioco registico nel melologo Enoch Arden, eseguendo preludi e interludi magnificamente evocativi, rimandi filologici e Leitmotiv vigorosi. Persino i silenzi sono stati eloquenti!
(Corriere - ITA, 2013)

Dalle abili mani di Massimo Viazzo i vari temi conduttori del melologo straussiano Enoch Arden si susseguivano carichi di forza evocativa, sempre nuovi e teatralmente vividi, disegnati con fraseggio cangiante e con un occhio di riguardo per i momenti più intimi della partitura dove non si lesinavano raffinatezze e malie timbriche. Grandiosa suonava così la scena delle nozze tra Annie e Philip che chiudeva il primo atto con gli accordi del pianoforte sgranati e svettanti, intimamente commosso il momento dell'agnizione finale, di calda e umana espressività.
(OperaClick - ITA, 2013)

Massimiliano Genot y Massimo Viazzo fueron los concertistas que simbioticamente, entre ellos y en exstension con las percusiones, crearon un burbuja temporal en suspenso, en espera del final explosivo y liberador... Los dos pianistas trabajaron como una maquina de guerra utilizando sus istrumentos en una continua y variada busqueda de timbres y colores que hizo olvidar a una verdadera orquestra. Su irrefrenabile energia ritmica ofrecio una ejecucion exaltante de la percusion del piano, creando una amalgama perfecta en equilibrio armonico con las voces del coro...
(ProOpera - MEX, 2013)

Al pianoforte Massimo Viazzo sapeva sottolineare le inflessioni con un accompagnamento illuminante per il modo in cui si adattava alle parole del testo. Musica parlata più che suonata in un clima intimo e riservato. [...] La lettura di Winterreise del baritono Furio Zanasi passava attraverso un dialogo intenso con il pianoforte ben lontano dal limitarsi ad accompagnare. Fraseggio cangiante e pieno di sussulti quello di Massimo Viazzo.
(MUSICA - ITA, 2012)

 ... i capitali Lieder lisztiani su testi di Goethe intonati con voce calda dal mezzosoprano Manuela Custer accompagnata con grande sensibilità da Massimo Viazzo.
(AMADEUS - ITA, 2012)

Assai apprezzato anche il mezzosoprano Manuela Custer, ottimamente accompagnata da Massimo Viazzo col quale si è prodotta spesso di recente, nell’interpretazione degli impervi Quattro Lieder da Goethe: emozionanti specie il Mignon Lied dalle enigmatiche sospensioni e dagli sfuggenti accenti, più ancora il sublime Wanderers Nachtlied I dal tema wagneriano (vistosa citazione da Parsifal), che le mani di Massimo Viazzo hanno reso ancor più impalpabile e diafano. 
(IL CORRIERE MUSICALE - ITA, 2012)

Massimo Viazzo non in modo scontato e con molta sensibilità ha dato anima all’erratica solitudine dell’ultimo Liszt tramite la voce raccolta e intima, ora angosciata e cupa, ora quasi disincarnata, ma pur sempre effusiva e avvolgente, dell’affascinante Steingraeber del 1873 posseduto dallo stesso Liszt nella sua ultima residenza bayreuthiana.
(MUSICA - ITA, 2012) 

El intenso y luminoso timbre que de manera intima supo extraer Massimo Viazzo del instrumento tuvo increíbles sonidos envolventes, ligeros, calidos y exasperadamente evocadores.  Las dudas, las incertidumbres y los miedos humanos fueron delineados con suma ligereza. Bastó solo el arranque de una tecla, el sabio uso del pedal de resonancia, la atónita prolongación de una pausa. Fue quizás la sugestión de la atmosfera de la iglesia, el lugar ideal para un concierto de elevación espiritual, lo que hizo parecer que la música surgiera no de la caja armónica del piano, si no que vagara de manera imparable por el aire hasta llegar a los corazones mas endurecidos. Tintineante como gotas de agua cayendo sobre mas agua (Sancta Dorothea) sonidos incontenibles y siniestros (Unstern!), ondas de agua y el toque de los remos en un viaje sin retorno (La lugubre gondola), poesía intima (Recueillement), dulces arpegios (In Festo Trasfigurationis), música que parecía salir de un precioso cáliz (Parsifal), hasta llegar el conclusivo Notturno coloreado de la sorprendente poesía de Rainer Maria Rilke ‘Experiencia de la muerte’ que fue repetida como bis frente a un tupido publico visiblemente conmovido.
(UNA VOCE POCO FA - USA, 2011)